Fuere X

Carissimi amici, lettori, colleghi, curiosi, sbirciatori e perfino (ma non esageriamo!) commentatori. Oggi Fuere, che ci crediate o no, compie dieci anni!! Incredibile? Inutile dire che in questi dieci anni è cambiato… tutto! Non c’é una sola risposta della pagina FAQ che non sia stata rimaneggiata più e più volte; il tema del sito è stato modificato più o meno ogni anno (a volte solo per essere censurato qualche minuto dopo da un pungente commento); l’indirizzo stesso è cambiato e sul vecchio http://fuere.wordpress.com non c’è ormai che l’archivio delle antichità.

Quanto di quel Giovanni che ha scritto il primo articolo permane ancora in quello di oggi? E in quello di domani? Quali storie hanno gli innumerevoli atomi di carbonio che, istante per instante, mi fanno imprimere sulla carta questo punto: questo? E quali quelli coinvolti in quel gigantesco minuscolo gioco da cui sorgono i miei sogni, i miei pensieri e le mie passioni? E i vostri, cari lettori?

Chi siete dove andate cosa fate sì ma dove andate,… di ‘sto passo finirò i fiorini. Coraggio, andiamo! Festeggiamo assieme, poi si riprenderà a camminare: prima o poi arriveremo da qualche parte. E sarà meglio che essersi fermati. Avanti!

Animazione con G che fa delle smorfie

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Ligaoro canario – Gallotia galloti

Gallotia Galloti - Ligaoro canario Gallotia Galloti - Ligaoro canario

Dopo aver fatto la posta per un’ora abbondante a due suoi soci nascosti tra le frasche, senza alcun risultato, ecco che questo Gallotia Galloti (altresì detto: il ligaóro di Tenerife e di La Palma) mi si presenta sornione sopra un muretto. Segue la trascrizione fedele del dialogo scaturitone:

«’Ssa vóllo questo?»
«No, ‘ta chieto!, no te magno mia! A voleva solo farte na foto…».
«Ma… proprio ancò gavevelo da capitarme, sto chive! A no go gnanca finìo de cavarme la pele vecia…».
«Va be istesso, ma sta fermo! Va che bel colore…».
«Eh, ‘ssa creditu? A so mi el paron dela mura! A scòla i me ciamava “Iguana”!»
«Ta fermo ca go da métarte a fuoco».
«Cossa falo?? El se sconde drio un bussolotto!? Sti bipedi i xe senpre pì sèmi».
«Fata! Me spiase, no go portà drio niente da magnare, scusa!»
«Be, ‘lora va in mona. Na volta jera pì chieto chive. Saluti!»

E se ne va…

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Il raggio azzurro

L’isola de La Palma, oltre che a ospitare uno degli osservatori astronomici più grande dell’emisfero boreale, è anche un bellissimo posto. Da 2426 metri di quota, sulla vetta del Roque de Los Muchachos (si tratta in realtà del crinale di un’immensa caldera), si possono vedere dei paesaggi stupendi e dei cieli fantastici.

Mi trovo qui per lavoro, ma prima di sera mi diverto a fotografare i colori ineffabili di questi sbrigativi tramonti tropicali: “Che ora xé? Le sei e mezza, adesso va sotto il sole. Che rottura star svegli di notte. È orribile. Dormire di giorno poi è osceno. Sacrilego. Ingrato. Bah! Beh almeno, prima che sia notte, vado a fare altre due foto al tramonto. Ma se ne hai già fatte seicento… vabè lo stesso. Che strane nuvole. Sono sul mare…”

Raggio azzurro - Roque de Los Muchachos, La Palma

Forse qualcuno dei miei lettori avrà sentito parlare del raggio verde, un evento atmosferico reso popolare da un film piratesco di qualche anno fa. In cosa consiste? Come avevo già scritto in un altro articolo, la distanza dell’orizzonte si può calcolare senza tante difficoltà a partire dalla quota da dove si guarda. In realtà, a questa descrizione geometrica dell’orizzonte manca un tassello importante: la nostra atmosfera. L’aria si comporta in certe situazioni come una lente, e così facendo distorce la luce che le passa attraverso. Avete presente i bizzarri riflessi che si vedono sull’asfalto d’estate? Sono dei miraggi, proprio come quelli del deserto, causati dalle differenti temperature dell’aria.

“Non lo vedo andar giù sul mare neanche oggi. Passerà tutto il mese senza averlo visto manco una volta. E tu che volevi vedere il raggio verde. Ah! Sempre pieno di nuvole. Che bischero sto oceano. E guarda le onde, fan paura perfino da qua in cima…”

Sole poco prima del tramonto

Allo stesso modo, strati atmosferici più caldi o freddi possono modificare il modo in cui la luce vi passa attraverso, e così l’orizzonte effettivo non sarà più quello dato dalla formulina della media geometrica, ma dipenderà da come e cosa c’è nell’atmosfera in quel preciso istante! E per di più, proprio come una grossa lente d’ingrandimento un po’ grossolana, l’atmosfera si comporterà in modo diverso per le diverse lunghezze d’onda della luce, e cioè la posizione dell’orizzonte ottico dipenderà dal colore della luce.

“Ma quella nuvoletta là è fatta lei così o è una distorsione ottica?? Sembra una stazione spaziale…”

Sole distorto al tramonto

Per questo può capitare che, prima di tramontare, l’ultimo lembo di sole che s’intravede abbia una tinta marcatamente verde. Il sole in realtà è già tramontato, ma la rifrazione atmosferica fa compiere alla luce verde una traiettoria curva, un arco che la porta, per pochi istanti ancora, agli occhi di chi guarda. È il raggio verde. Per scorgerlo serve un tempo molto buono e un’orizzonte eccezionalmente libero, come quello del mare.

“Magari riesco a vedere ‘sto maledetto raggio verde. Guarda come sbrodola il sole l’aria. Che forma assurda. Ma non va più giù! Ecco, adesso sembra rettangolare. Ma dai! Ecco, il sole rettangolare! Se lo racconto non mi crede nessuno. Dai che adesso si colora… eh sì, magari! No, ma aspetta, è davvero colorato! Svelto, la foto! Aspetta, sì, ma… ah, è tramontato. Finalmente. Molto bello. Vediamo cosa si vede nelle foto… blu!?!”

Il raggio azzurro

Ma esiste un fenomeno ancora più raro: il raggio azzurro (o raggio blu). Simile nel principio e nell’esito al raggio verde, si può avvistare solo se l’atmosfera è limpidissima, perché l’aria diffonde e disperde la luce azzurra molto più di quella verde, ed è questo il motivo per cui il cielo di giorno è azzurro. La fotografia soprastante mostra appunto questo effetto ottico: l’ultimo orlo di sole che scompare all’orizzonte è di un colore azzurro intenso, vicino ai bordi quasi violetto. Vi piace?

Per la cronaca, il raggio verde s’è fatto vedere il giorno dopo. Devo restare altri dieci giorni sulle isole Canarie. Chissà cosa mi aspetta…

Ben, tusi, questa no me la saría mia mai imaginà. Che fredo, scapén rentro. Nòte a tuti.

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