Verso fuori.

M42, M43

M42 ed M43 - Nebulosa di Orione: https://www.giovanniceribella.eu/fuere/wp-content/uploads/2010/01/m42_m43.jpeg

Lunedì sera sono tornato a far visita ad un’amica… anzi due! Nel catalogo di Messier, infatti, il grazioso ricciolo della nebulosa di Orione è considerato un pezzo a se stante: M43.

Per la prima volta, con questa foto, ho provato ad integrare i dati da pose con diversi tempi di esposizione per evitare di avere le regioni centrali sovraesposte. Ci sono riuscito solo in parte, ma spero di poter rielaborare le foto in un secondo momento per ottenere un risultato migliore. Ma veniamo ai dati tecnici:

Canon EOS 1000D al fuoco diretto di un C11 con riduttore di focale a f/5.75 (focale equivalente 1610 mm, diametro 280 mm). Filtro Baader UHC-S. Ho scattato le foto a 400 ISO, con sottrazione automatica del rumore termico. La temperatura esterna era di circa -1°C. La trasparenza era molto buona, ma la turbolenza ha disturbato le foto. Elaborazione con IRIS e Photoshop

Ho fatto pose con diversi tempi di esposizione: quelle che sono venute meglio sono 18 foto da 20” ciascuna (andando oltre si iniziava a risentire della brezza di monte). Ho elaborato le 18 foto in diversi modi:

  • Media di tutte e 18 le foto. Con questo metodo non si aumenta il segnale proveniente dalla nebulosa (l’esposizione resta 20”) ma si abbatte in maniera mostruosa il rumore: il fondo di questa prima foto è molto scuro.
  • Media di 9 foto e somma delle 2 risultanti: come prima, solo che ora l’esposizione totale sale a 40”.
  • Media di 6 foto e somma di 3: la nebulosa aumenta ancora di luminosità, esposizione totale 1 minuto.
  • Media di 3 foto e somma di 6: un bel salto di luminosità: si va a 2 minuti.
  • Media di 2 foto e somma di 9: la nebulosa è molto più luminosa che in ciascuna delle pose: 3 minuti.
  • Somma di tutte e 18 le immagini: la massima luminosità ottenibile, 6 minuti di esposizione equivalente. Quest’ultima immagine soffre però il rumore termico residuo non mediato e il fondo cielo rossastro.

Ottenute queste immagini, mi sono divertito per una sera (meglio dire una notte, visto che sono andato a letto alle 03.40!) a incollarle una sull’altra con Photoshop per evitare la sovraesposizione delle regioni interne della nebulosa. Purtroppo per preservare i colori e non produrre un mostruoso effetto a strati ho dovuto alzare la luminosità delle zone interne, con conseguente perdita di contrasto. Nella immagine ottenuta con la semplice somma delle 18 foto le tre stelle allineate così come lo sbuffo di gas alla loro destra sono invisibili, invece qui si vedono bene. Il trapezio, invece, non sono riuscito a conservarlo.

Ho anche prodotto una versione senza utilizzare la somma finale delle 18 immagini non mediate: anche se può sembrare sciocco, l’ho fatto perché  la somma finale era molto rumorosa, e nell’immagine in apertura ho dovuto agire sui livelli per scurire il fondo cielo e usare NoiseNinja per rimuovere il rumore. La seguente immagine è meno luminosa ma, a mio avviso, ha più contrasto ed è meno rumorosa.

M42 e M34 - Nebulosa di Orione (Senza somma grezza) - https://www.giovanniceribella.eu/fuere/wp-content/uploads/2010/01/m42_m43_senza_somma.jpeg

Penso che entrambe siano valide: la prima per notare le zone più rarefatte della nebulosa, la seconda per il contrasto dei dettagli interni.

Infine, c’è da dire che ho anche provato a fare una posa singola da 300” (cinque minuti) per vedere come sarebbe venuta. A conferma del fatto che nell’astrofotografia del profondo cielo un’esposizione più lunga vale di più che la somma di esposizioni brevi, la foto singola mostra molti più dettagli di queste due che ho pubblicato qui. Tuttavia, finché non troverò un sistema per guidare il telescopio (dopo che sarò riuscito a collimarlo!) o per far saltare il monte Priaforà con una carica di trinitrotoluene, questo è il massimo che riesco a fare senza che le stelle diventino delle oblunghe ellissi… Intanto ho passato l’esame di teoria della patente. Quando avrò fatto anche la pratica, nulla mi vieterà di caricare C11 e Canon EOS e di portarli a spasso sopra i monti…

A presto,

Ciao!

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  1. oh, per me che nulla so di stelle e costellazioni questo è un varco grande, una apparizione

  2. … Beh, allora questo http://www.spacetelescope.org/images/screen/heic0601a.jpg è uno squarcio nel muro!

    Grazie per il tuo commento,
    Ciao!

  3. Maurizio

    Valeva la pena di perderci una notte ! Complimenti.
    Ho provato in Google Heart a sovrapporre al monte Priaforà e alla Forgital l’immagine di un laghetto con delle papere. Spero che possa migliorare la tua visuale (credo che il Priaforà ti mangi circa 16° di orizzonte a sud ovest…)

    Ciao!

  4. Ciao! Il Priaforà mi mangia circa 25° esattamente a ovest. I lampioni della zona industriale sono invece collocati a nord-est, dando fastidio alle costellazioni ad alta declinazione che sorgono da dietro il monte Cengio. Verso sud-est ci sono 15° mangiati dalla pianura padana e dalle sue luci. A sud c’è il monte Summano che porta via altri 20°, ma è una fortuna perché dietro c’é Schio con il suo inquinamento luminoso. In definitiva la zona migliore è proprio quella che va dallo Zenit al Priaforà, ad ovest e nord-ovest.

    Ma mentre dei lampioni delle ditte farei volentieri a meno, senza il mio monticino mi sentirei perso. Credo sia comune nella gente che cresce vicino alle montagne: quando sono stato tre settimane in Turingia (che non è neanche nel bassopiano germanico!) mi sembrava che nel paesaggio mancasse qualcosa… erano i monti!

    Sulla pagina di wikipedia sul Priaforà c’è una foto che ho aggiunto io: http://it.wikipedia.org/wiki/Priaforà .

    Con tutte le informazioni che ho scritto credo non sia difficile ormai individuare il mio indirizzo postale!

    Sono contento che le foto ti siano piaciute,

    Ciao!

  5. Maurizio

    Ciao Giovanni

    Effettivamente longitudine e latitudine sono univocamente determinate, mentre per quanto riguarda l’altitudine resta il dubbio se sei su Nova o al piano terra (10 metri in più o in meno non fanno grande differenza)

    Quanto al monticino e all’orizzonte mi fai venire in mente …

    Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
    e questa siepe, che da tanta parte
    dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
    Ma sedendo e mirando, interminati
    spazi di là da quella, e sovrumani
    silenzi, e profondissima quiete
    io nel pensier mi fingo, ove per poco
    il cor non si spaura…

    Le montagne sono importanti, perché ci spingono a immaginare ciò che nascondono, ci invitano ad uscire dall’ombra e a risalire dalla nostra valle fin lassù dove si può ancora vedere l’ultimo raggio del tramonto. Sono gli ostacoli che alimentano la nostra volontà di
    Scoprire, Capire, Inventare; tutte cose che ben comprendi.
    Ma da essere delle pianure qual sono, amo anche gli orizzonti di terra e di mare, diversamente misteriosi nel loro circondarci di nulla.

    Ciao!

  6. … ma ti sei studiato a memoria tutto il blog? Aaaah… è perché è nel primo post del compasso iperbolico citavo “Nova”, termine che mi ero inventato nel momento e mai più utilizzato… mi hai fatto prendere un colpo!

    Bella la riflessione sulle montagne e sulla pianura… e poi, Leopardi è uno dei miei preferiti! Ti ringrazio per il commento.

    Ciao!

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